Protesi di anca

Il dolore cronico all’articolazione dell’anca può invalidare persone di ogni età, rendendo loro difficile e doloroso anche il semplice camminare.

Uno dei principali motivi del dolore deriva dalla perdita della normale congruenza delle superfici articolari, con abrasioni a carico del rivestimento cartilagineo, la cui funzione è proprio quella di rendere levigate e scorrevoli tali superfici. Quando questo dolore diventa così invalidante da non essere più più controllabile attraverso la fisioterapia, la ginnastica di mantenimento o la terapia farmacologica, allora si penserà all’intervento chirurgico di protesi d’anca.

L’articolazione dell’anca è simile ad un giunto sferico che consente una notevole motilità congiunta ad un altrettanto ragguardevole solidità.

Meccanica anca

La protesi d’anca ricrea dal lato femorale una nuova superficie sferica e convessa che sarà accolta dal lato del bacino da una nuova superficie sferica e concava, nel rispetto della stabilità meccanica e biologica.

Come primo step bisognerà effettuare una VISITA ORTOPEDICA nella quale il chirurgo valuterà l’effettiva utilità dell’intervento o opterà per un trattamento conservativo: INFILTRAZIONI DI CORTISONE, ACIDO IALURONICO, PRP, fisioterapia e terapia farmacologica.

Sulla base dell’esame clinico e radiografico, si stabilirà l’effettiva necessità dell’intervento in funzione della patologia, dell’età e delle aspettative del paziente. I dati raccolti orientano nella scelta del tipo di protesi d’anca più indicata al caso specifico. In base ai materiali di cui sono composte le protesi, distinguiamo per semplicità protesi non cementate, ovvero ad ancoraggio diretto osso-protesi, e protesi cementate, legate all’osso mediante cemento acrilico.

Per l’ancoraggio delle protesi d’anca non cementate, il materiale che attualmente riunisce in sé le migliori caratteristiche è la lega di titanio. Le protesi cementate sono invece costituite di preferenza da leghe metalliche a maggiore rigidità per esigenze di accoppiamento con il cemento. La scelta del tipo di protesi d’anca varia in funzione dell’età, della patologia, della qualità dell’osso ricevente ed è comunque sempre affidata all’esperienza del chirurgo.

La domanda più frequente che il paziente rivolge riguarda la durata dell’impianto. Le variabili che contribuiscono a un buon risultato sono di ordine biologico, meccanico e di tecnica chirurgica. Si può affermare che la buona premessa biologica e meccanico-tribologica consentono risultati duraturi nel tempo in percentuali molto elevate.

La protesi d’anca è modulare (formata di vari pezzi assemblati), di modo che l’usura o la rottura di una componente non implica la sostituzione di tutto l’impianto, se non in rari casi.

Il buon esito dell’intervento chirurgico non è legato al solo atto operatorio: sarà necessaria, prima della proposta chirurgica, un’attenta valutazione clinica da parte del medico di famiglia, a cui spetta il non facile compito di correggere condizioni sfavorevoli all’intervento.

E’ importante programmare un periodo di FKT PRE-OPERATORIA per mantenere tonica la muscolatura dell’anca e facilitare il recupero dopo l’intervento e sfiammare l’articolazione. Per evitare sovraccarico e grave dolore, usare canadese o canadesi; praticare inoltre ginnastica vascolare e, qualora il dolore sia insopportabile, utilizzare FANS sia per sedare il dolore sia per evitare l’allettamento e l’atrofia muscolare.

Molti hanno sentito parlare di “rigetto” dell’impianto da parte dell’orga-nismo. In verità, l’incompatibilità all’impianto è rarissima e può essere testata preventivamente attraverso le prove allergometriche.

Le complicanze sono per lo più delle infezioni periprotesiche che possono essere curate con antibiotici o con revisioni in uno o due tempi.

Prima dell’intervento viene valutata la radiografia e fatta la pianificazione preoperatoria. E’ in questa fase che il chirurgo sceglie definitivamente la protesi. L’intervento sarà seguito da una breve degenza in ospedale (in media 10 giorni): durante i primi due giorni di riposo a letto in posizione supina con cuscino divaricatore fra le gambe, saranno eseguiti esercizi di mobilizzazione passiva ed attiva. A necessità, il paziente può fruire della stazione eretta più precocemente (1 giorno).

Movimenti dell’arto operato
da ripetere più volte al giorno

Premere la gamba contro il letto e contrarre i muscoli della coscia
Muovere su e giù la caviglia, il piede e le dita
Piegare ginocchio e anca con il tallone che striscia sul letto, rispettando
la soglia del dolore
Stringere le natiche per 5 secondi e rilassare. Ripetere più volte.

In seconda-terza giornata, si rimuovono i drenaggi e il paziente inizia la deambulazione assistita da due canadesi con carico variabile a seconda delle indicazioni del chirurgo. Per la ripresa del cammino é importante attenersi scrupolosamente alle indicazioni date dai medici e terapisti riguardo il carico e l’uso di ausili. Alla dimissione il paziente godrà, generalmente, di una autonomia funzionale sufficiente ad assolvere i comuni atti quotidiani della vita, compresa la possibilità di deambulare e salire le scale, aiutandosi semplicemente con due bastoni canadesi. Saranno da evitare per il primo periodo i movimenti di flessione dell’anca oltre i 90°, le adduzione e le intrarotazioni.

Aquesto punto bisognerà programmare un ciclo di FKT POST-OPERATORIA per riuscire a recuperare in maniara quanto più completa l’articolarità e la forza muscolare. Il fisioterapista interverrà nel ridurre il gonfiore e l’edema con MASSAGGIO e TECAR TERAPIA, lavorerà la cicatrice in modo che non si creino aderenze, programmerà degli esercizi di rinforzo per i muscoli della gamba e insegnerà il corretto pattern di movimento dell’arto inferiore. Inoltre si dovrà lavorare sull’equilibrio, sulla propriocezione (GINNASTICA PROPRIOCETTIVA) e sul recupero completo delle autonomie.

Devi fare un intervento chirurgico all’anca? Vuoi un consiglio su come gestire l’intervento?